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GENOVA (2001) per me…

… è stato uno dei momenti più significativi ed intensi della mia esistenza. Avevo 25 anni e dopo una lunga parentesi nichilista e costruttivamente autodistruttiva, era nata in me una nuova energia politica. Sentivo la necessità di buttarmi nella società per capirla maggiormente e per provare a cambiarla. Dopo il “Punk” e la “Tekno”, iniziai a frequentare prima un collettivo universitario e dopo il Tpo (centro sociale bolognese) e questo fece scattare in me l’esigenza di attivarmi socialmente attraverso la mia passione: il video.

Il contesto politico mondiale fu determinante: la crociata ottusa del neoliberismo, le multinazionali e i loro soprusi in nome del profitto, disegnavano una fine millennio non incoraggiante. Come critica a tutto ciò nacque quello che venne definito “il movimento no global”. Un movimento eterogeneo e variegato che cresceva ogni giorno di più. E’ strano pensare a quanto fossero lungimiranti le critiche che il movimento portava, soprattutto in materia economica, allora venivano derise e etichettate come utopistiche o estremiste. Anche io all’epoca mi appassionai alle istanze di quel movimento e, passando per le chiacchierate con Alberto Grifi, l’entusiasmo per le nuove possibilità che la diffusione di Internet offriva, approdai al progetto Indymendia.
E’ con una fortissima voglia di essere testimone del mio tempo che andai a Genova, certo del fatto che ognuno doveva e poteva cambiare le cose partendo dalle proprie passioni. Evidentemente quella massa di persone che dicevano no!, fece paura a molti e qualcuno decise che a Genova si doveva dare un segnale forte.
E’ stato un massacro, scioccante, che mi rimarrà dentro per sempre. Era oltre 10 anni fa e portavo con me la forza giovane di chi vuole cambiare le cose, tanta ingenuità e incoscienza.

Quando ripenso a quei giorni di luglio mi sento quasi un miracolato. Sono passato indenne attraverso terribili avvenimenti, molto spesso sfiorandoli inconsapevolmente. Io, con una Sony Video8, mi trovavo davanti al carcere Marassi quando il blocco nero tentò di assaltarlo, una situazione potenzialmente pericolosissima qualora la Polizia avesse deciso di difendere il carcere (cosa che non accadde).
Precedentemente sempre il blocco nero aveva tentato di assaltare un commissariato di Polizia e vidi un poliziotto all’ultimo piano dell’edificio puntarci la pistola addosso, non sparò.
Dopo la carica di P.zza Manin finii nella zona dove venne bruciata la camionetta dei Carabinieri e decisi di tornare alla sede del Genoa Social Forum, non sapendo che a pochi metri da me veniva ucciso Carlo.

Il giorno dopo, Sabato, sul lungomare le violentissime cariche della Polizia stavano spezzando il gigantesco corteo in due, io mi trovavo nella parte che poi sarebbe rimasta sul lungomare. Dopo essere finito in una nuvola di quei lacrimogeni fuorilegge sparati a grappolo, provai a farmi largo per scappare ma non vedevo niente, e la calca mi fece rimanere praticamente fermo. Qualche minuto dopo riuscii ad aprire gli occhi e vidi il fronte della Polizia, tra la nebbia, avanzare a pochi metri da me. A quel punto avevo due scelte: o arretrare, oppure infilami in un cespuglio che dava sulla spiaggia. Sembrava un ottimo nascondiglio… tentennai per un attimo e poi decisi di arretrare. Qualcun altro pensò di nascondersi in quel cespuglio, fu massacrato di manganellate… quando, i giorni dopo, vidi quello che la Polizia era riuscita a combinare su quel lungomare, mi si gelò il sangue.

E ancora, dopo questa carica decisi di tornare alla sede del Genoa Social Forum che si trovava di fronte alla famigerata scuola Diaz. Dopo aver fatto due chiacchiere con alcuni amici, mi addormentai sul marciapiede della via tra le due scuole, stordito dai lacrimogeni. Nel cortile della Diaz c’era una cassa con la musica e vedevo gente con i sacchi a pelo entrare… per un attimo mi sfiorò l’idea di andare a prendere il mio sacco e sistemarmi in quel posto che appariva molto accogliente. Poco dopo, vedendo andare via altri amici mi unii a loro per andare verso Brignole a prendere il treno: in viaggio ci arrivò la notizia del massacro che stava avvenendo alla Diaz.

E’ sconcertante pensare come una decisione o un cambio di programma fortuito possano incidere sulla tua vita. Molti, moltissimi non sono stati fortunati come me e voglio raccontare una delle loro storie.

Genova 2001 per me rappresenta la disillusione, la fine della “giovinezza”, il mondo che ti dice: svegliati! smetti di sognare! e lo fa con uno schiaffone fortissimo… Oggi a distanza di 10 anni voglio raccontare l’esperienza di chi è tornato da Genova con delle ferite ancora non rimarginate, per capire un po di più, per metabolizzare e per ricominciare a sognare.

 

DANILO MONTE (Ottobre 2011)